VIII domenica dopo Pentecoste

1Sam 8,1-22a; Sal 88; 1Tm 2,1-8; Mt 22, 15-22

La domanda posta a Gesù è una domanda insidiosa, sopratutto se si tiene presente che il potere Romano era considerato illegittimo o nemico. Qualsiasi risposta “sì” o “no” che Gesù poteva dare era pericolosa: poteva essere denunciato ai romani o viceversa essere linciato dal popolo. Si cerca di far prendere posizione a Gesù su una divisione tra uomini dettata da questioni del potere. Gesù capisce che non si tratta di dare ragione a una parte o all’altra ma di rivelare qualcosa di più profondo, qualcosa che è all’origine stessa dell’odio dei due partiti politici.
Anche oggi si cerca di dividere i cristiani su vicende politiche e di farli cadere nello stesso tranello: su tante tematiche etiche schierarsi con un “sì” o “no” significa cadere nello stesso tranello. Il mondo cerca sempre di creare divisioni tra i cristiani usando divisioni che sono in realtà tra gli uomini e a volte la scaltrezza di Gesù deve essere la nostra.

La rilettura di questo vangelo ha avuto poi un peso grande nella tradizione, sopratutto quando i cristiani hanno cominciato ad essere numerosi e si sono domandati riguardo al loro rapporto con il potere politico. In questo contesto Gesù dice qualcosa di affatto scontato per la religione. Sappiamo per esempio che il diritto occidentale è nato su questa divisione: c’è un campo della politica che non trae dalla religione la sua legittimazione. Per noi è normale che la religione non sia la fonde del diritto, eppure è stata una rivoluzione portata dai cristiani stessi. Gesù non fonda una società civile alternativa alle altre, come ad esempio hanno fatto l’Islam o il buddismo o altre culture orientali.
S. Agostino diceva che l’ambito di Cesare è quella del governo di una buona società dove conta la moneta e infatti in essa (sulla moneta) vi è la sua immagine (di Cesare).

Eppure il potere non è tutto e questo, dal punto di vista della politica e del potere che tendono sempre a pensarsi in modo “assoluto”, è un bel problema. C’è qualcosa di più grande e che confina il potere politico. Una società che dimentichi Dio rende il potere umano e politico un assoluto pericoloso all’uomo. Non a caso, il periodo della grande secolarizzazione è coinciso con i totalitarismi.

Mi vengono in mente due esempi pratici, uno recente e uno del passato. Ho degli amici che hanno portato avanti negli anni una amicizia cristiana e per poterla portare avanti hanno dovuto cambiare casa, prendere una casa comune e vivere assieme. Così si sono allontanati delle loro famiglie di origine. Sono convinto che se l’avessero fatto per lavoro, o per una promozione della carriera professionale, nessuno dei parenti si sarebbe lamentato di questo allontanamento. Ma siccome l’hanno fatto per Dio, per qualcosa che non è Cesare, allora ha dato enormemente fastidio.
Del resto, molti ragazzi dicono di noi preti che è assurdo che non abbiamo famiglia e che non è naturale e che “fa male”… ma anche per questo, se uno invece rinuncia alla famiglia perché il lavoro glielo impedisce o si occupa solo dell’azienda o della carriera universitaria (ne conosco tanti) allora nessuno dice nulla… Ecco, almeno come uno arbitrariamente si sottomette a Cesare dovremmo ricordare che esiste anche Dio.

Un secondo esempio è quello di San Tommaso Moro. Lord cancelliere del Re di Inghilterra, seconda autorità dopo il re, della cui dedizione nessuno dubitava, ma quando Enrico VIII ebbe la controversia con il Papa, Tommaso Moro disse al Re: “Tu sei il Re ma non puoi comandarmi oltre..”
Verrà decapitato nella torre di Londra. Così avvenne lo scisma di Inghilterra.