Penultima domenica dopo l’Epifania

Letture

LETTURA Os 6, 1-6 Lettura del profeta Osea Così dice il Signore Dio: «Voi dite: “Venite, ritorniamo al Signore: egli ci ha straziato ed egli ci guarirà. Egli ci ha percosso ed egli ci fascerà. Dopo due giorni ci ridarà la vita e il terzo ci farà rialzare, e noi vivremo alla sua presenza. Affrettiamoci a conoscere il Signore, la sua venuta è sicura come l’aurora. Verrà a noi come la pioggia d’autunno, come la pioggia di primavera che feconda la terra”. Che dovrò fare per te, Èfraim, che dovrò fare per te, Giuda? Il vostro amore è come una nube del mattino, come la rugiada che all’alba svanisce. Per questo li ho abbattuti per mezzo dei profeti, li ho uccisi con le parole della mia bocca e il mio giudizio sorge come la luce: poiché voglio l’amore e non il sacrificio, la conoscenza di Dio più degli olocausti». SALMO Sal 50 (51) Tu gradisci, o Dio, gli umili di cuore. Pietà di me, o Dio, nel tuo amore; nella tua grande misericordia cancella la mia iniquità. Lavami tutto dalla mia colpa, dal mio peccato rendimi puro. R Tu non gradisci il sacrificio; se offro olocausti, tu non li accetti. Uno spirito contrito è sacrificio a Dio; un cuore contrito e affranto tu, o Dio, non disprezzi. R Nella tua bontà fa’ grazia a Sion, ricostruisci le mura di Gerusalemme. Allora gradirai i sacrifici legittimi, l’olocausto e l’intera oblazione. R EPISTOLA Gal 2, 19 – 3, 7 Lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati Fratelli, mediante la Legge io sono morto alla Legge, affinché io viva per Dio. Sono stato crocifisso con Cristo, e non vivo più io, ma Cristo vive in me. E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me. Dunque non rendo vana la grazia di Dio; infatti, se la giustificazione viene dalla Legge, Cristo è morto invano. O stolti Gàlati, chi vi ha incantati? Proprio voi, agli occhi dei quali fu rappresentato al vivo Gesù Cristo crocifisso! Questo solo vorrei sapere da voi: è per le opere della Legge che avete ricevuto lo Spirito o per aver ascoltato la parola della fede? Siete così privi d’intelligenza che, dopo aver cominciato nel segno dello Spirito, ora volete finire nel segno della carne? Avete tanto sofferto invano? Se almeno fosse invano! Colui dunque che vi concede lo Spirito e opera portenti in mezzo a voi, lo fa grazie alle opere della Legge o perché avete ascoltato la parola della fede? Come Abramo ebbe fede in Dio e gli fu accreditato come giustizia, riconoscete dunque che figli di Abramo sono quelli che vengono dalla fede. VANGELO Lc 7, 36-50 ✠ Lettura del Vangelo secondo Luca In quel tempo. Uno dei farisei invitò il Signore Gesù a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo. Vedendo questo, il fariseo che l’aveva invitato disse tra sé: «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!». Gesù allora gli disse: «Simone, ho da dirti qualcosa». Ed egli rispose: «Di’ pure, maestro». «Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta. Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?». Simone rispose: «Suppongo sia colui al quale ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene». E, volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non hai unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo. Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco». Poi disse a lei: «I tuoi peccati sono perdonati». Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è costui che perdona anche i peccati?». Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!».

Qualche tempo fa discutevo con i miei studenti di una questione di etica sociale. Provavo, provocatoriamente, a chiedergli se secondo loro era giusto pagare le cure mediche a quelle persone che si erano procurate un danno sbagliando. Ad esempio: è giusto pagare l’ambulanza e l’ospedale ha chi fa un incidente e si fa male perché gira senza casco o va a 200 km/h? Oppure, è giusto pagare le cure costose per un tumore ai polmoni a chi ha fumato tutta la vita sapendo che fa male? Non sarebbe più corretto, visto che hanno consapevolmente sbagliato, lasciare a loro il costo di tale cure?

Mi ha un po’ stupito la risposta dei ragazzi. Quasi nessuno credeva fosse giusto far pagare le cure, anche a chi se lo poteva permettere. La risposta di uno di loro diceva: “perché anche noi potremmo sbagliare e ciò che risparmio oggi come società potremmo tutti ridarlo domani sbagliando noi stessi”. In sostanza, non concepiva una società che non potesse permettere lo sbaglio, che escludesse a priori chi non ce la fa. Non è una risposta banale e credo che questi ragazzi siano più vicini a questo vangelo che il rigore di molti adulti retribuzionisti che pretendono invece che “chi sbaglia paga”, come se a parlare siano solo uomini perfetti.

In ogni caso, credo che il Vangelo dica una cosa che molti di noi hanno sperimentato. Ogni tanto si fanno dei veri e propri “bagni di umiltà” nella vita: ci scopriamo molto più fragili e fallimentari di quanto avevamo pensato. Quanti di noi magari hanno fatto i catechisti, sono venuti a Messa, hanno tenuto i corsi prematrimoniali… e poi magari nella loro vita è saltato tutto, magari si sono accorti di non essere stati fedeli amanti, per nulla bravi genitori, non hanno figli cristiani o molte altre cose…
Ecco, in tanti momenti ci viene addosso un “bagno di umiltà”. Eppure credo che sia in questi momenti che percepiamo la bellezza di cosa significa il perdono cristiano. E qui c’è qualcosa di così propriamente evangelico che anche i farisei alla fine dicono “perché perdonare?” Come se non fosse una cosa nella mentalità dell’uomo di allora, in fondo come oggi.
Si parla molto della capacità di perdonare gli altri, magari dopo un delitto si chiede “l’ha perdonato?”, ma credo che sia molto più forte e attuale il desiderio di essere perdonati. Di non essere valutati solo con il metro di quello che abbiamo realizzato.

“Colui al quale si perdona poco, ama poco”, mentre “si perdona molto a chi ha molto amato”. Non sappiamo se questa massima abbia convinto Simone. Certo, se guardate bene pare l’opposto di quello che dice la parabola. L’amore è la causa del perdono oppure, come nella parabola, la conseguenza? Si ama molto perché ci si riconosce molto perdonati, oppure viceversa? Forse entrambe le cose, ma mi sembra interessante che Gesù segni un legame tra i due termini, cosa del tutto sperimentabile: sai di voler bene proprio perché sei disposto a perdonare e viceversa perdoni proprio perché sai di essere molto amato.

Dante, nel quinto Canto dell’inferno dice questo circolo con un verso che è rimasto celebre. Dice il poeta: “amor che nulla amato, amar perdona”. Credo che significhi proprio quello che dice questa parabola, ovvero: amore che non permette il non essere riamati. In altre parole: ciò che è dato realmente per amore, ciò che supera le barriere della convenzione o delle divisioni sociali, non resta senza frutto, torna necessariamente indietro, non muore mai nel nulla.

Questo racconto si conclude con una frase, “donna va in pace! la tua fede ti ha salvato”, che non a caso è identica a quella che dice alla donna emorroissa. Anche lei aveva affrontato difficoltà e infranto la legge della sua impurità convinta che non poteva che essere aiutata da quell’uomo. E questo suo amore, che pure aveva infranto una legge, non è andato perduto, è come ritornato indietro guarendola. Questo accade anche per noi, allora veniamo cambiati.