IV domenica di Avvento

Letture

LETTURA Is 16, 1-5 Lettura del profeta Isaia In quei giorni. Isaia disse: «Mandate l’agnello al signore della regione, da Sela del deserto al monte della figlia di Sion. Come un uccello fuggitivo, come una nidiata dispersa saranno le figlie di Moab ai guadi dell’Arnon. Dacci un consiglio, prendi una decisione! Rendi come la notte la tua ombra in pieno mezzogiorno; nascondi i dispersi, non tradire i fuggiaschi. Siano tuoi ospiti i dispersi di Moab; sii loro rifugio di fronte al devastatore. Quando sarà estinto il tiranno e finita la devastazione, scomparso il distruttore della regione, allora sarà stabilito un trono sulla mansuetudine, vi siederà con tutta fedeltà, nella tenda di Davide, un giudice sollecito del diritto e pronto alla giustizia». SALMO Sal 149 Cantino al loro re i figli di Sion. Cantate al Signore un canto nuovo; la sua lode nell’assemblea dei fedeli. Gioisca Israele nel suo creatore, esultino nel loro re i figli di Sion. R Lodino il suo nome con danze, con tamburelli e cetre gli cantino inni. Il Signore ama il suo popolo, incorona i poveri di vittoria. R Esultino i fedeli nella gloria, facciano festa sui loro giacigli. Le lodi di Dio sulla loro bocca, questo è un onore per tutti i suoi fedeli. R EPISTOLA 1Ts 3, 11 – 4, 2 Prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi Fratelli, voglia Dio stesso, Padre nostro, e il Signore nostro Gesù guidare il nostro cammino verso di voi! Il Signore vi faccia crescere e sovrabbondare nell’amore fra voi e verso tutti, come sovrabbonda il nostro per voi, per rendere saldi i vostri cuori e irreprensibili nella santità, davanti a Dio e Padre nostro, alla venuta del Signore nostro Gesù con tutti i suoi santi. Per il resto, fratelli, vi preghiamo e supplichiamo nel Signore Gesù affinché, come avete imparato da noi il modo di comportarvi e di piacere a Dio – e così già vi comportate –, possiate progredire ancora di più. Voi conoscete quali regole di vita vi abbiamo dato da parte del Signore Gesù. VANGELO Mc 11, 1-11 ✠ Lettura del vangelo secondo Marco In quel tempo. Quando furono vicini a Gerusalemme, verso Bètfage e Betània, presso il monte degli Ulivi, il Signore Gesù mandò due dei suoi discepoli e disse loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito, entrando in esso, troverete un puledro legato, sul quale nessuno è ancora salito. Slegatelo e portatelo qui. E se qualcuno vi dirà: “Perché fate questo?”, rispondete: “Il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito”». Andarono e trovarono un puledro legato vicino a una porta, fuori sulla strada, e lo slegarono. Alcuni dei presenti dissero loro: «Perché slegate questo puledro?». Ed essi risposero loro come aveva detto Gesù. E li lasciarono fare. Portarono il puledro da Gesù, vi gettarono sopra i loro mantelli ed egli vi salì sopra. Molti stendevano i propri mantelli sulla strada, altri invece delle fronde, tagliate nei campi. Quelli che precedevano e quelli che seguivano, gridavano: «Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide! Osanna nel più alto dei cieli!». Ed entrò a Gerusalemme, nel tempio. E dopo aver guardato ogni cosa attorno, essendo ormai l’ora tarda, uscì con i Dodici verso Betània.

Le domeniche passate abbiamo commentato il Vangelo sempre a partire da una domanda che poteva sorgere leggendo. Due settimane fa ci siamo chiesti perché tanta gente andava a farsi battezzare dal Battista, mentre settimana scorsa ci siamo chiesti perché i farisei non credevano in Gesù, cosa li allontanava dalla fede.

Oggi la domanda e la risposta ce la pone il Vangelo stesso. Gesù nel dare il compito ai due discepoli di prendere il puledro previene una possibile obiezione dei proprietari che in quel momento si sarebbero visti portar via l’animale: “se vi chiedono perché lo fate dite: il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà subito”. Come dire: non preoccupatevi, non è un furto, non vi toglieremo nulla, prestatecelo solo un momento e prestatecelo perché il nostro rabbi, Gesù ne ha bisogno.

Gesù vuole rassicurare dalla paura che lui venga a toglierci qualcosa di nostro, a rubarci qualcosa che deve essere solo per noi. Magari non più un puledro, ma temiamo che Gesù ci rubi del tempo, la nostra libertà, ci chieda di sacrificare qualcosa. Il pensiero che essere cristiani sia come una prigionia (devi fare questo e quest’altro) e che impedirà di fare le cose ritenute più importanti, toglierà spazio alla vita. Invece, Gesù dice che “lo renderà subito”, non ruba nulla. Non può non venire in mente quando il Signore dice a Pietro: a voi che avete lasciato case e campi ecc. vi sarà dato il centuplo quaggiù. Gesù non solo restituisce il puledro, ma promette di renderlo con gli interessi!

Ma c’è una curiosità che mi colpisce. Il testo dice che su quel puledro non era mai salito nessuno. È un particolare che certamente indica qualcosa che era lì apposta e soltanto per Gesù, ma forse indica anche che quei proprietario non avevano saputo sfruttarlo, forse si erano dimenticati di averlo lì. E questa è una esperienza che possiamo fare tutti: accorgerci che solo quando prestiamo ad altri il nostro tempo o le nostre energie, allora ci accorgiamo di averle. Accade per i ragazzi che magari quando si mettono a fare ripetizione ai più piccoli di matematica si accorgono che infondo la matematica la sanno… quando doniamo ad altri ci accorgiamo di avere anche cose che prima non ricordavamo.

Ma c’è un’ultima cosa che mi fa pensare ed è forse la più importante. La risposta che dà Gesù alla domanda: “perché lo fate”. Gesù dice: “Il Signore ne ha bisogno”. Perché? Perché ne ha bisogno? Come può Dio aver bisogno di qualcosa? È in se qualcosa di straordinario che Dio dica: “ho bisogno proprio di Te”. Il Padreterno ha tutto perché vuole proprio me? Come può dire “ho bisogno di qualcosa” lui che ha tutto? Eppure c’è un’esperienza della vita che ce lo fa capire. Quando abbiamo qualcuno a cui stiamo antipatici o che ci guarda male e con sospetto, se vogliamo fare pace con lui dobbiamo fare una cosa (che sicuramente ci costerà): dobbiamo chiedergli aiuto o chiedergli un favore. Se diciamo a chi ci guarda male che abbiamo bisogno di lui o che avremmo un favore importante da chiedergli, molto spesso questa persona inizierà a guardarci diversamente. Provate e vi assicuro che è così: dire a qualcuno “ho bisogno del tuo aiuto” e questo significherà iniziare superare una diffidenza. E il Signore prova a fare così con ciascuno di noi. Dice “ho bisogno di Te” lui che non avrebbe bisogno di nulla, perché invece è proprio così, ci cerca in tutti i modi.