II Domenica dopo Pentecoste

Letture

LETTURA Sir 17, 1-4. 6-11b. 12-14 Lettura del libro del Siracide Il Signore creò l’uomo dalla terra e ad essa di nuovo lo fece tornare. Egli assegnò loro giorni contati e un tempo definito, dando loro potere su quanto essa contiene. Li rivestì di una forza pari alla sua e a sua immagine li formò. In ogni vivente infuse il timore dell’uomo, perché dominasse sulle bestie e sugli uccelli. Discernimento, lingua, occhi, orecchi e cuore diede loro per pensare. Li riempì di scienza e d’intelligenza e mostrò loro sia il bene che il male. Pose il timore di sé nei loro cuori, per mostrare loro la grandezza delle sue opere, e permise loro di gloriarsi nei secoli delle sue meraviglie. Loderanno il suo santo nome per narrare la grandezza delle sue opere. Pose davanti a loro la scienza e diede loro in eredità la legge della vita. Stabilì con loro un’alleanza eterna e fece loro conoscere i suoi decreti. I loro occhi videro la grandezza della sua gloria, i loro orecchi sentirono la sua voce maestosa. Disse loro: «Guardatevi da ogni ingiustizia!» e a ciascuno ordinò di prendersi cura del prossimo. SALMO Sal 103 (104) Benedici il Signore, anima mia! Sei tanto grande, Signore, mio Dio! Sei rivestito di maestà e di splendore, avvolto di luce come di un manto, tu che distendi i cieli come una tenda, costruisci sulle acque le tue alte dimore. R Egli fondò la terra sulle sue basi: non potrà mai vacillare. Tu l’hai coperta con l’oceano come una veste; al di sopra dei monti stavano le acque. Hai fissato loro un confine da non oltrepassare, perché non tornino a coprire la terra. R Tu mandi nelle valli acque sorgive perché scorrano tra i monti. Tu fai crescere l’erba per il bestiame e le piante che l’uomo coltiva per trarre cibo dalla terra. R EPISTOLA Rm 1, 22-25. 28-32 Lettera di san Paolo apostolo ai Romani Fratelli, mentre si dichiaravano sapienti, gli uomini sono diventati stolti e hanno scambiato la gloria del Dio incorruttibile con un’immagine e una figura di uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili. Perciò Dio li ha abbandonati all’impurità secondo i desideri del loro cuore, tanto da disonorare fra loro i propri corpi, perché hanno scambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno adorato e servito le creature anziché il Creatore, che è benedetto nei secoli. Amen. E poiché non ritennero di dover conoscere Dio adeguatamente, Dio li ha abbandonati alla loro intelligenza depravata ed essi hanno commesso azioni indegne: sono colmi di ogni ingiustizia, di malvagità, di cupidigia, di malizia; pieni d’invidia, di omicidio, di lite, di frode, di malignità; diffamatori, maldicenti, nemici di Dio, arroganti, superbi, presuntuosi, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, insensati, sleali, senza cuore, senza misericordia. E, pur conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte, non solo le commettono, ma anche approvano chi le fa. VANGELO Mt 5, 2. 43-48 ✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo In quel tempo. Il Signore Gesù si mise a parlare e insegnava alle folle dicendo: «Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

Il vangelo di oggi può essere facilmente letto in chiave eucaristica, come un discorso che anticipa l’eucarestia. Tale lettura è assolutamente lecita anche perché l’evangelista, a differenza dei Sinottici, non parla dell’istituzione dell’eucarestia durante l’ultima cena ed è quindi verosimile che nella comunità di Giovanni si rileggessero fin da subito queste parole di Gesù che vengono dopo la moltiplicazione dei pani, nella sinagoga di Cafarnao, come una anticipazione o catechesi su quel rito della “fratio panis” in memoria della morte di Gesù che pare essere nato fin da subito nella comunità.

Tuttavia, se una lettura sacramentale ed eucaristica è assolutamente lecita, credo sia interessante invece cogliere il discorso che viene prima di questa lettura e che ne sta alla base. Questo discorso più che riguardare la necessità della comunione eucaristica, parla della necessità della fede in Gesù. Il tema della fede in Gesù è alla base di questo discorso e delle obiezioni dei farisei.

Due sono le affermazioni di Gesù: 1) Gesù è il pane vivo disceso dal cielo. Agli orecchi degli ascoltatori questo significa chiaramente una cosa: Gesù è dono di Dio, la pari della Legge che è stata data da Dio ed è dono di Dio fatto a Mosè. Più della legge, perché mentre essa è una lettera, Gesù è una persona. Tuttavia, questo è il punto: Gesù è dono di Dio (il tema è in realtà l’incarnazione).

2) La seconda affermazione di Gesù è che “il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”, ovvero -tradotto nelle orecchie degli ascoltatori- questo dono di Dio si fa lui stesso donatore, i suoi discepoli divengono anch’essi dono di Dio, Gesù è lui stesso a sua volta donatore di quel dono che è lui stesso verso tutto il mondo e non solo verso il popolo degli ebrei.

L’obiezione dei Giudei non è tanto “come sia possibile mangiare la carne di un uomo”, quasi fosse una obiezione di antropofagia. I Giudei hanno capito il senso sotteso alla metafora del pane che indica la persona intera di Gesù. La loro obiezione significa invece: “come può un uomo mortale essere la salvezza universale. Come può la salvezza provenire dal dono di uomo di sé?”.

Detto in altri termini: “perché il dono di Gesù mi salva?” “perché questo pane che è Gesù mi potrebbe salvare?” Questa domanda è una domanda sulla fede: “come posso credere?”.
La risposta di Gesù è che il suo sangue e la sua carne sono “veramente” un cibo, ovvero son in grado di saziare davvero quella sete tipica dell’uomo (quella della Sammaritana).

Inoltre, attraverso una adesione totale a Cristo che trasforma interamente la vita (interessante che al mangiare si aggiunga il bere) diventiamo noi stessi figli come Gesù, anche noi dono di Dio, vincendo la mortalità della vita.

Detto in altri termini: ciò che è eterno e sfugge alla morte, ciò che sazia pienamente la fame e sete della nostra vita (in nostro desiderio di salvezza) proviene dalla trasformazione di noi stessi a immagine del dono che è Gesù. Inoltre, questo passaggio di assimilazione della vita di Cristo e del suo messaggio è un passaggio necessario “ad avere in noi la vita”.

Qui sono tante le domande che dovremmo farci e che forse vorremmo fare a Gesù. Per esempio, oggi molti si chiedono se è davvero necessario passare da Cristo per avere risposta al nostro desiderio di salvezza? Oppure, noi stessi ci chiediamo se abbiamo davvero sperimentato che Gesù è in grado (come per la Sammaritana) di saziare la nostra sete?

Non potendo rispondere a queste grandi domande che il testo pone vorrei però mettere in luce un aspetto, che rischia di passare in secondo piano. Gesù dice di sé che lui è un dono gratuito di Dio e che a sua volta diventa donatore di sé.

Questo aspetto credo faccia la profonda bellezza di questo discorso e si inizia ad apprezzare quando muore dentro di noi la logica opposta a quella del dono che è quella del dovere o del diritto… ricordarci che invece per quanto riguarda Dio noi abbiamo ricevuto qualcosa in modo gratuito e immeritato, qualcosa che neanche potevamo preventivare. Forse dopo tanto tempo in quarantena qualcuno di noi ha maturato maggiormente questa consapevolezza: l’eucarestia che celebriamo è un dono che sostiene il nostro cammino.