Sunday, 18 July 2010

[Omelie] Anno C - VIII Domenica dopo Pentecoste

1Sam ,1-22a Sal 88 (89) 1Tim 2,1-8 Mt 22,15-22

Tanto più un racconto o una frase di Gesù sono diventati famosi, quanto più è facile che essi siano stati travisati e abusati, perdendone il significato originario.
E’ importante allora che ci interroghiamo sul loro senso originario: cosa ha detto e cosa è accaduto a Gesù.
La prima osservazione che facciamo è che gli interlocutori di Gesù cercano un tranello. Questo sarà importante per capire la risposta di Gesù. Perché quanto Gesù afferma dipende dall’intenzione di chi chiede. Gesù potrebbe anche non voler rispondere a tutte le nostre domande e a tutte le cose che noi vorremmo sapere.
La domanda è cotruita in modo tale che qualsiasi risposta dia Gesù, lui si troverebbe in errore. Se risponde che è lecito il tributo a Cesere verrebbe accusato dal popolo oppresso dai romani. Se risponde che è illecito sarebbe denunciato dai romani.
Cosa accade allora? Accade che Gesù mostra che i suoi interlocutori con la scusa di quella domanda mostrano di essere in errore. Perché fuori dal tempio, sulle gradinate, stavano apposta dei cambiavalute, devoti ebrei che permettevano di cambiare i soldi per non entrare nel tempio con immagini pagane. Gli interlocutori di Gesù hanno loro stessi in tasca dei sodi romani e non hanno osservato quella norma. Rendete a Cesare, significa allora non entrate nel tempio con i soldi di cesare. Resti fuori di qui chi porta qui dentro il mondo di Cesare.
La fede non accetta compromessi. La logica di Dio non è la logica di cesare.
La comunità dei cristiani deve essere lo spazio dove accade la logica di Dio, e resta fuori la logica di Cesare.
La logica di cesare è la logica dei propri diritti e della propietà personale. La logica di Dio è la logica della condivisione. La logica di Cesare è qualla del dominio, quella di Dio è la logica del servizio. Tra i due mondi non è dato nessun punto di compromesso.
La logica di Cesare ti fa credere che il massimo si ottiene nella realizzazione dei propri impulsi e nella ottimizzazione delle propria gratigficazione – a bassa prezzo. La logica di Dio è disposta a dare la propria vita per un altro.
Da Cesare ogni monata ha un prezzo di ingiustiazia, ma non importa alla logica di cesare, importa che il suo prezzo sia nascosto agli occhi di chi li utilizzi.
Non è una cosa nuova per Israle. Anche la manna e la regalità, non erano proprio il fidarsi della logica di Dio. Sarà una utopia che lo spazio della comunità dei credenti viva di una logica diversa da quella del mondo, da quella di Cesare?
Forse, ma questo ci dice il Signore. E si viene a messa per realizzare questa logica, non per prendere qualche cosa, ma per donare le cose migliori di noi, fosse anche la nostra sola presenza.
E chi non si fida di questa logica è inutile che faccia domande al Signore perché lui non rispode. E accadrà invece che ci scopriremo già in errore, con le tasche piene di monete dove non dovremmo.

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Tuesday, 15 June 2010

[Omelie] Anno C – Venerdì 18 giungio 1010 – Messa decanale

Nm 33,50-54 Sal 104 Lc 6,20a.36-38 Riguardo al vangelo che abbiamo ascoltato vorrei dare una sensazione, una considerazione e una applicazione. La sensazione è quella di un certo imbarazzo che provo ogni volta che devo provare a spiegare questa parola. L’imbarazzo nasce dal fatto che ho l’impressione che il mio interlocutore consideri questa parola fin troppo chiara (chi non capisce “perdonate e sarete perdonati”? – ci sarebbe qualche cosa da spiegare?) e dunque sia poco disposto a mettere in discussione ciò che lui effettivamente pensa, attendendosi da me solamente qualche esempio morale o qualche esortazione a un impegno per una messa in pratica. E tuttavia è anche fin troppo chiaro che nella mentalità della maggior parte dei cristiani questa parola è diventata molto retorica. Nello schema più condiviso è incapace di generare reali crisi (quelle del vangelo…) e per questo suona insipida. Così ha contribuito alla più insopportabile immagine del cristianesimo moderno: “quello di uomini dolci, dal sorriso d’angelo, che non si arrabbiano mai, che tutto sopportano infinitamente… e che in definitiva non hanno mai nulla da dire.” Mi diceva una volta un ragazzo: “don non vengo più a messa, tanto per sentirmi sempre dire che dobbiamo sempre perdonarci e amarci…” Segno forse che qualche spirito (leggi tutto...)

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Saturday, 5 June 2010

[Omelie] Anno C – II domenica dopo Pentecoste

Sir 18,1-2a. 4-9a. 10-13 Sal 135 (136),1-9 Rm 8,18-25 Mt 6,25-33 La pagina di Vangelo di oggi, e in parte anche le altre letture, ci chiedono di meditare sul tema – davvero molto attuale – dell’ansia: l’ansia che nasce dalla precarietà del nostro futuro, dall’incertezze sulle nostre qualità, dalla fragilità dei nostri affetti. Per gli esperti di economia e di marketing l’ansia è una fonte inesauribile di profitti. Perché, di fatto, la promessa di ridurre o eliminare tale ansia è l’offerta più seducente e largamente ricercata che muove il mercato dei commerci e la richiesta di prodotti di consumo. Affinché il commercio non si spenga, e la società dei consumi trovi sempre consumatori, è fondamentale che tale ansia sia sostenuta e costantemente ravvivata. Al contrario, un uomo che non si preoccupa del vestito di domani, non fa circolare abbastanza l’economia del mondo. E’ l’opposto di quanto falsamente promette la società del benessere: il mercato si alimenta e vive dell’ansia che riesce ad evocare. Le forme più patologiche si chiamano oggi “shopping compulsivo”, ma sono solo il caso più manifesto – che purtroppo colpisce i più deboli – di un meccanismo che ci riguarda tutti e per il quale sembra davvero che possiamo fare (leggi tutto...)

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Friday, 28 May 2010

[Omelie] Anno C - Santissima Trinità

Gen 18,1-10a Sal 104 (105) 1Cor 12,2-6 Gv 14,21-26 Ci sono due parole in questa Eucaristia che vorrei considerare e mettere in relazione. - La prima l’abbiamo ascoltata diverse volte nel Vangelo. E’ la parola dell’amore cristiano. Dice Gesù in questo Vangelo: “chi mi ama sarà amato dal Padre”, “se uno mi ama il Padre mio lo amerà”, “chi non mi ama non osserva le mie parole” ecc. - La seconda parola è invece presa dalla Solennità di oggi ed è la parola “Trinità”. Sono due parole che – se ci pensate – hanno avuto esiti e storie diametralmente opposte, malgrado la loro innegabile vicinanza. Per la parola “amore” abbiamo la sensazione che si tratti di una cosa nota in sé e per sé. “Amare e essere amati” è l’esperienza alla quale ogni uomo è chiamato, e non vorremmo aggiungere altro. Esperienza che – pur introducendo infinite differenze (“amore gratuito” “carità cristiana”, “amore narcisistico”) – gode di un significato vasto e universalmente riconosciuto. E tuttavia, forse proprio per questo motivo, parlare di amore oggi sembra usare una parola ormai vuota e incapace di dire qualcosa di nuovo che ci tocchi realmente. Mi diceva un ragazzo: “don, non vengo più a messa perché tanto so che alla (leggi tutto...)

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Saturday, 8 May 2010

[Lezioni, Omelie] Anno C – VI domenica di Pasqua

At 21,40b – 22,22 Sal 66 (67) Eb 7,17-26 Gv 16,12-22 Penso sia una bella coincidenza la presenza di questo vangelo con il gesto della consegna del credo ai ragazzi. Se avete ascoltato il vangelo parlava di uno “Spirito della Verità che vi guiderà nella Verità tutta intera”. - Un mio amico traduceva questa frase con una immagine molto bella: è come quando ci capita un evento importante – che è così importante e siamo così emozionati e distratti che quando siamo lì non sappiamo bene cosa ci stà capitato. Come quando, per esempio, abbiamo fatto la prima comunione che era una messa tanto importante - e tante aspettative e c’era il fotografo e i parenti - che non vi siete acordi di quello che si sta vivendo. E soltanto se abbiamo la pazienza di tornare su quello che abbiamo detto e fatto e promesso allora capiamo cosa è iniziato realmente. E proprio gli eventi più importanti e preziosi della nostra vita sono quelli più vengono rovinati da questo. Tutta una aspettativa e poi ci passano via senza che nel momento ci siamo resi conto di nulla. (Detto tra parentesi: quanto accade per i momenti più imporanti e anche per i luoghi (leggi tutto...)

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Saturday, 17 April 2010

[Omelie] Anno C – III domenica di Pasqua

Atti 28,16-28 Sal 96 (97) Rom 1,1-16b Gv 8,12-19 C’è un tema che mi sembra attraversi – in modi diversi – queste letture. E’ l’esperienza di una certa estraneità di Gesù e quindi di una impossibilità a vederlo e a comprenderlo. La prima lettura lo dice quando descrive questi Giudei di Roma che si allontanano da Paolo non certo tutti convertiti, ma litigando tra loro. E Paolo commenta citando questa bellissima pagina di Isaia che dice: “Udrete, sì, ma non comprenderete / garderete, sì, ma non vedrete”. E così sembra accadere anche nel Vangelo: gli interlocutori di Gesù sembrano non conoscere il Signore. E questo dovrebbe già farci da monito ogni volta che ci viene da pensare che, se in fondo fossimo stati lì, contemporanei del Signore Gesù, a vedere i suoi miracoli, allora sì che avremmo fatto meno fatica a riconoscerlo. E invece il vangelo ci ricorda che non è così e che non è mai stato così. Ora come allora (come ai tempi di Paolo) molti guardano ma non vedo, ascoltano ma non capiscono. Perché il Signore sembra destinato a rimanere estraneo. Vorrei che approfondissimo questa domanda della estraneità del Signore. Proprio noi che siamo qui a messa tutte le domeniche, magari da (leggi tutto...)

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Saturday, 10 April 2010

[Omelie] Anno C – II Domenica di Pasqua

At 4,8-24a Sal 117 (118) Col 2,8-15 Gv 20,19-31 Parlando con i ragazzi, qualche volta mi è capitato di affrontare l’argomento della “fede cristiana”. A dire il vero, pur passando molto tempo con loro – anche per il fatto che insegno in una scuola – e pur discorrendo con loro proprio di tutto (film, politica, musica, computer ecc.) ho constatato che è quasi imbarazzate, direi un vero e proprio tabù, parlare di “fede”. Se si inizia l’argomento – a parte il fatto che (si sà) è già visto come “mestiere del prete” – ma dico, a parte questo, si ha l’impressione di scavalcare una soglia privata, intima, imbarazzante perché riguarda in fondo qualche cosa di indicibile che ognuno ha per sé nel suo cuore. Voler parlare di fede – quando non è noioso o non è “roba del prete” – produce oggi un certo imbarazzo, un vuoto di parole e di idee riempito al massimo di qualche slogan comune del tipo “è importante essere liberi di credere”, “credere è amare”, “avere fede è un dono” ecc.(per davvero detto in modo neanche troppo convinto). Ma ho scoperto questo: non è una sensazione che si ha soltanto parlando con i ragazzi. Tra le persone (leggi tutto...)

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Saturday, 27 March 2010

[Lectio] La parabola del Padre Misericordioso - Lc 15, 11-24

Molte diverse letture, per davvero tutte interessanti, commentano questa particolare parabola. Che a mio avviso colpisce. Certamente mi ha colpito. L’unica cosa che ricordo del catechismo dell’infanzia è quando mi hanno raccontato questa parabola. Se l’ascoltassimo per la prima volta oggi, resteremmo colpiti. Peccato che ci siamo abbituati ad ascoltarla. Comuque. Molti commenti: chi parla di un principio del piacere e un principio del dovere incarnati nei due fratelli, chi della centralità del padre ecc. ecc. Tuttavia, un sospetto mi ha sempre lasciato un po’ di stupore: da un lato il carattere non moralistico della parabola, dall’altro l’epilogo sempre con un “indicativo morale” di tutti i commenti. Questo contrasto mi ha sempre dato fastidio. Vorrei evitarlo. Lo faccio pensando che questa parabola parli in realtà della preghiera. Del mio modo di pregare. Non di ciò che faccio, ma del mio rapporto (anche intimo) con il Signore. Quel rappoto che si crea – volente o no – ogni volta che penso a lui, che mi metto davanti alla sua presenza, che nel mio lettuccio dico la mia piccola preghiera. Sembra una cosa semplice pensare di essere amati da Dio. Invece non ci viene naturale di ritenersi sempre ai suoi occhi uomini che lui non cambierebbe (leggi tutto...)

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Friday, 19 March 2010

[Lezioni] La Bibbia - una introduzione

Vorrei iniziare da una domanda volutamente troppo generica: di cosa parla la bibbia? Per provare a rispondere a questa domanda si può cercare la pretesa stessa del Libro: cosa vuole dire la bibbia? Se prendiamo la prima e l’ultima pagina del testo dovremmo rimanere stupiti della vastità del suo orizzonte. L’inizio della bibbia conicide con la descrizione dell’inizio del tutto “In principio Dio creò il cielo e la terra” (bereshit barà elohim et aschannai veet aarez). La fine della Bibbia, almeno nella tradizione crisiana, analogamente è una invocazione della fine del tutto, alla apocalisse finale, “Vieni Signore Gesù” (erkou kurie Iesou). La pretesa della bibbia ha questo orizzonte temporale: da una origine a un compimento. Tuttavia rimarremmo delusi se tra questi due estremi ci aspettessimo lo svolgimento di tutta la storia. Ci accorgeremmo non solo di molti salti temporali ma anche di ripetizioni, racconti che ricominciano la storia, racconti ambientati in momenti indefiniti della storia. Basti per esempio il libro delle cronache che ricomincia a parlare da Abramo, o l’ambientazione indefinita del libro di Giobbe. La pretesa della Bibbia non è dunque narrare tutta la storia né solamente la storia di Israele. Nasce allora la domanda se esiste realmente una pretesa del libro della (leggi tutto...)

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Friday, 19 March 2010

[Omelie] Anno C – V Domenica di Quaresima

Dt 6,4a; 26,5-11 Sal 104 (105) Rom 1,18-23a Gv 11,1-53 Un’immagine può aiutarci ad entrare nel racconto di questo Vangelo. E’ l’immagine insolita e improvvisa di un uomo che piange. Gesù – si dice – “si commosse profondamente” e poi “scoppiò in pianto”. Se vi è capitato di vedere nella vostra vita – e non in televisione – un uomo adulto che piange, allora sapete che di fronte a un uomo che piange si capisce veramente qualcosa di quell’uomo e qualcosa della sua verità profonda che non troveremmo altrove. Perché accade questo: quando un uomo piange realmente non può mentire. E noi allora ci sentiamo a contatto con la verità dei suoi sentimenti in un modo che nessuna parola è capace di esprimere. Questo è il potere del pianto: o si finge di piangere oppure, se si piange realmente, ogni bugia e finzione vengono meno. E in questo Vangelo si racconta che di fronte a Gesù che piange una persona dice “vedi come lo amava” e un’altra invece: “Egli non poteva far sì che Lazzaro non morisse?”. Un’esperienza così vera e forte di un uomo che piange produce nei vicini due pensieri tanto diversi. Anche Marta dice al Signore “se fossi stato qui mio fratello (leggi tutto...)

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